Strumenti musicali nell’arte

L’Aulos non era un flauto!

di Carolina Carpentieri

L’Aulos era uno strumento musicale aerofono usato nell’Antica Grecia. Era formato da un tubo di canna, di legno, oppure d’osso o avorio, con imboccatura a bulbo e relativa ancia, una sottile linguetta mobile la cui vibrazione fa suonare tali strumenti a fiato, che nel decalogo per categorie vengono detti pertanto aerofoni ad ancia.

Mito

La leggenda attribuisce la sua drammatica invenzione alla dea Atena! Pindaro, infatti, narra che la dea, dopo aver creato lo strumento, lo disdegnò e ne disconobbe la maternità gettandolo via. Il disprezzo nacque dal gonfiore delle guance, necessario per emettere i suoni, che deformava la bellezza della dea. Lo strumento venne poi raccolto dal satiro Marsia, il quale lo utilizzò per sfidare Apollo in una gara di virtuosismo musicale che perse finendo scorticato.

Caratteristiche tecniche

Spesso lo si vede raffigurato nella forma a due tubi divergenti, in qual caso viene detto diaulòs, cioè doppio. Fino a poco tempo fa la traduzione di aulos era “flauto”, ed ancora oggi è una traduzione abbastanza frequente. Essa è invece erronea, perché fa pensare subito al flauto diritto che nella sua forma più semplice è una canna in cui sono stati praticati dei fori, che vengono tenuti variamente aperti o chiusi dalle dita per ottenere le note. Uno strumento simile certo non mancava in Grecia, come non manca in ogni cultura musicale per la sua semplicità costruttiva, ma era uno strumento “povero”, tipico dei pastori, che nella sua evoluzione medievale è divenuto anche doppio ma era comunque tecnicamente diverso perché non ad ancia. Anche l’aulos, come mostrano molte raffigurazioni che lo pongono fra le mani di pastori, aveva presumibilmente avuto origine pastorale, ma la sua complessità lo destinava ad un impiego da parte di esperti musicisti. In ogni caso esso era qualcosa di completamente diverso da un flauto doppio: in realtà era uno strumento ad ancia doppia, e appartiene quindi alla famiglia dell’oboe.

Si ritiene che l’aulos fosse suonato con la tecnica della respirazione circolare. La caratteristica più importante di questa tecnica è rappresentata dall’eliminazione di spazi di apnea tra inspirazione ed espirazione, favorendo, appunto, una respirazione continua o ‘circolare’. La tecnica consiste nello sfruttare la cavità della bocca come riserva d’aria da rilasciare nel momento in cui si inspira l’aria dal naso per riempire di nuovo i polmoni.

Alcune raffigurazioni mostrano suonatori con una caratteristica cuffia chiamata forbeia: essa reggeva una sorta di museruola con lo scopo di facilitare i compiti del musicista. Dobbiamo tener presente che le canne sono due, eventualmente di lunghezza diversa, e che il musicista, a differenza del flauto comune, operava con la mano sinistra e con la mano destra in modo del tutto indipendente. Inoltre è possibile che la forbeia servisse a comprimere il rigonfiamento delle guance in modo da dare più potenza al soffio. La forbeia normalmente non compare nelle raffigurazioni vasarie e ciò fa pensare che essa venisse impiegata solo in particolari occasioni in cui si richiedeva un suono particolarmente robusto.

Impiego

L’aulos era utilizzato nella rappresentazione delle tragedie, nei riti simposiaci e funerari della Grecia antica e dell’Etruria, perché il suo timbro aveva la caratteristica di creare un forte impatto emotivo. Secondo Aristotele non doveva essere usato in situazioni a scopo educativo ma a scopo purificatorio. Proprio per la capacità di suscitare forti emozioni, era spesso collegato ai culti di Dioniso. Era utilizzato anche in guerra e sulle triremi era previsto, per ritmare la cadenza dei remi, un apposito auleta, ovvero suonatore di aulos.

Esemplari

Gli aulòi più antichi in nostro possesso sono stati scoperti a Koilada, Tessaglia, e risalgono ad oltre 6.000 anni fa. Si trattava di forme ancora rudimentali dello strumento: le canne, ottenute da ossa animali, disponevano di cinque fori posizionati irregolarmente lungo il tubo.

Per il primo aulòs “moderno” occorre aspettare qualche millennio: intorno al 2.700 a.C. fecero la loro comparsa nelle Cicladi le prime statue di auleti (suonatori di aulòs) e nei secoli successivi l’aulòs divenne un soggetto molto comune nelle decorazioni di vasi e anfore e fu largamente utilizzato nelle rappresentazioni delle tragedie e durante le cerimonie funebri.

Ti piace questa carrellata sugli strumenti musicali nell’arte? Seguici! Troverai altri post nelle NEWS e nella nostra pagina Facebook.

E se vuoi far parte anche tu di SCISAR, contattaci. Ci fa piacere condividere la creatività.